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115 x 161,5 cm
Olio su tela


Scheda opera

Giudizio critico

Cena a casa del Fariseo

Il soggetto

L’episodio tratto dalla vita del Cristo, raffigurato in questa tela è tratto dal Nuovo Testamento:

 

“…Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice».…”. (Luca 7, 36-39)

 

La Maddalena viene qui identificata con la peccatrice penitente, anche se nel testo sopracitato non ne viene svelato il nome. A ulteriore conferma, l’acconciatura della donna, ovvero i capelli lasciati cadere sciolti sulle spalle, era simbolo di lascivia ed era uso comune fra le prostitute dell’epoca (a differenza delle altre donne presenti nella scena che hanno invece i capelli raccolti).


Il dipinto
Claudio Strinati ha riferito l’opera a un maestro di ambito francese, debitore della lezione di Poussin (in particolare nella struttura compositiva) e fortemente influenzato dalle impaginazioni spaziali create dal Veronese. Un’opera che testimonia le premesse di quell’incrocio tra le scuole pittoriche francese e italiana che poco più avanti sfocerà nella creazione dell’arte neoclassica. Davide Dotti (comunicazione scritta del 9 dicembre 2009) focalizza l’attenzione sulla figura del pittore Valentin Lefèvre, artista di origini nordiche (nato nel 1642 a Bruxelles) che visse a Venezia la maggior parte della sua breve vita. Nel suo lavoro si sintetizzano i diversi caratteri culturali della Venezia del XVII secolo: il raffinato classicismo cinquecentesco accostato alla meticolosità fiamminga. Il confronto con altre opere del Lefèvre, suggerisce una collocazione temporale del dipinto attorno al 1670.