Pittura | Seicento | Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino | Sofonisba morente | Descrizione opera

97 x 79 cm
Olio su tela
1654


Scheda opera

Giudizio critico

Sofonisba morente

Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino

Il soggetto
Il soggetto narrato su questa tela dal Guercino  è quello dalla “Morte di Sofonisba”, una tematica affrontata con non molta frequenza nella storia della pittura. Questa tragedia viene raccontata da molte opere letterarie fra le quali si distinguono quella del Trissino e quella di Vittorio Alfieri: figlia di Asdrubale, re dei Cartaginesi e moglie di Siface, re della Numidia, Sofonisba fu costretta a sposarsi con Massinissa e da questo consegnata a Scipione. Per non sentirsi un bottino di guerra, accettò orgogliosamente la morte che si diede per mano propria. Ed è questo il momento impresso in questo dipinto: l’attimo in cui la regina, dopo aver bevuto spontaneamente il veleno datole da Massinissa, ripone la ciotola.


Il dipinto

Denis Mahon attribuisce quest’opera al periodo più maturo del Guercino  (comunicazione scritta del 29 luglio 1996) com’è dimostrato anche dalla lettura del “Libro dei Conti” del pittore dove, in data 3 ottobre 1654, viene riportato un pagamento ricevuto per due dipinti tra cui una Sofonisba, da parte di un committente veneziano, tale Giovanni Donato Correggio.

Le dimensioni di quest’opera sono leggermente ridotte rispetto a quelle solitamente utilizzate per altri ritratti a mezzo busto prodotti dal maestro centese e questo è dovuto dal fatto che la tela pare esser stata tagliata nell’angolo inferiore destro, come fatto notare dal Mahon. La regina appare riccamente abbigliata con abiti seicenteschi, lo sguardo mesto e dolente di chi vede segnato il proprio destino mentre si consegna alla morte con le proprie mani. È un’immagine coerente con gli sviluppi dello stile del Guercino : difatti con il passare degli anni, egli tendeva a esprimere sempre meglio l’intimità del sentire e il mistero della storia. Sofonisba appare quindi come una donna meditativa e grandiosa nella sua sofferenza ed è chiara quella dimensione di epica sobrietà che il Guercino  tende a formulare negli anni maturi, lavorando con amore e impegno sul tema della mezza figura isolata su cui si concentra un intero universo di sensazioni ed emozioni.