Pittura | Seicento | Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino | Sofonisba nuda morente | Descrizione opera

97 x 79 cm
Olio su tela
1630


Scheda opera

Giudizio critico

Sofonisba nuda morente

Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino

Il soggetto

Il soggetto è relativo alla Morte di Sofonisba, una tragedia cantata fra gli altri dal Trissino e dall’Alfieri nelle loro opere letterarie. La vicenda narra che, Figlia di Asdrubale, re dei Cartaginesi e moglie di Siface, re della Numidia, Sofonisba fu costretta a sposarsi con Massinissa e da questo consegnata a Scipione. Ma per non sentirsi bottino di guerra, ella accettò orgogliosamente la morte, bevendo il veleno datole da Massinissa.

Iconograficamente la regina appare in maniera differente rispetto all’altra versione dipinta dal Barbieri e conservata in questa stessa raccolta: è ritratta a corpo nudo, parzialmente avvolto da drappi rossi e blu ed è colta nell’attimo immediatamente successivo all’ingestione del veleno, mentre appoggia con noncuranza la coppa vuota, distogliendo lo sguardo come in un estremo tentativo di repulsione oppure in un estremo gesto di sfida verso il suo aguzzino, mentre appoggia l’altra mano sul ventre.

Le fattezze nude vengono valorizzate dalla raffinata gestualità delle mani, che mette in risalto l’impronta classicista dell’opera, mentre i manti finemente decorati e l’acconciatura arricchita di perle ne accrescono la dignità regale.


Il dipinto
Nonostante l’opera non compaia nel registro contabile di Guercino , i massimi esperti in materia come Stephen Pepper e Denis Mahon (comunicazione scritta del 8 ottobre 1999), concordano nell’attribuzione al maestro centese, ipotizzando che si possa trattare della tela citata dal biografo Malvasia nella sua opera omnia sulla pittura bolognese Felsina Pittrice (1678, vol. II pag 367) nell’anno 1630, sotto la dicitura “Una Sofonisba per il Panino”. I Panini erano un’importante famiglia centese che aveva già ingaggiato il Guercino  altre volte in passato, per la decorazione della loro villa fra il 1615 e il 1617. Altro fattore che aiuta nella collocazione cronologica del dipinto è la brillante colorazione dei panneggi, in contrasto con la cupa teatralità resa dalla tenda scura, calata quasi fosse un sipario sulla vita della giovane regina. Si tratta di un vero capolavoro di maestà barocca, vigilato da una mano dall’andamento possente e solenne, giustamente accostato da Pepper a uno dei massimo capolavori del Guercino , la Cleopatra giacente conservata a Genova a Palazzo Rosso.