Pittura | Settecento | Paolo Monaldi e Paolo Anesi | Bambocciata, pellegrini e villici presso le Mura Aureliane | Giudizio critico


60 x 84 cm
Olio su tela


Scheda opera

Descrizione opera

Bambocciata, pellegrini e villici presso le Mura Aureliane

Paolo Monaldi e Paolo Anesi

Il giudizio critico


Il dipinto rappresenta uno scorcio delle Mura Aurealiane a Roma, probabilmente tra Porta Latina e Porta Ardeatina, dove si apre un brano della campagna romana tra i preferiti da pellegrini e viandanti per amene soste durante viaggi di andata o ritorno nella Città Eterna, o bivacchi. Nella tela si riconoscono in primo piano, sulla sinistra, dei villici seduti all’ombra di un gruppo di alberi, una giovane donna con un bimbo in grembo, rifocillata da un pellegrino, riconoscibile dalle conchiglie di san Giacomo appese sul pastrano marrone. Sulla destra, quattro giovani uomini giocano a carte, mentre un personaggio di spalle li assiste con un fare poco rassicurante. Sotto, un giovane pastore si riposa accanto ad un bracco, intento a mordicchiare una piccola preda. Questa deliziosa tela raffigurante Veduta delle Mura Aureliane con pellegrini, villici e giocatori di carte (olio su tela, cm 84x60) è un’importante aggiunta alle opere da cavalletto frutto della collaborazione tra Paolo Anesi  e Paolo Monaldi, che la realizzarono intorno alla seconda metà del sesto decennio del XVIII secolo. Paolo Anesi  nacque a Roma, dove studiò pittura di figura con il classicista fiorentino Giuseppe Chiari e pittura di paesaggio con il romano Bernardino Fergioni. L’artista, specializzatosi nel paesaggio, principalmente di fantasia, privilegiò il formato ridotto e il tema delle distese d’acqua, spinto dal suo innato amore per i i fiumi, i laghi, il mare e le antiche rovine di Roma, permeando le sue vedute di una luminosità distesa e di una visione bilanciata e serena. Questa concezione pittorica, basata su una fondamentale chiarezza di ideazione, riflette l’influenza di Vanvitelli, al quale spesso in passato sono state attribuite le sue opere. Studiando insieme ad Andrea Locatelli , risentì molto della concezione agreste del paesaggismo di questo pittore, trasformando l’arcadia settecentesca, volta alla rappresentazione della natura come spettacolo intimamente connesso ai valori emotivi, in sua intima e delicata espressione d’animo. Amico e collaboratore di Giovanni Paolo Panini, Pompeo Batoni e Paolo Monadi, fu accolto come membro dell’Accademia di San Luca e, nel 1747, entrò a far parte della Congregazione dei Virtuosi del Pantheon. Paolo Monaldi operò lungo la strada tracciata dal maestro Andrea Locatelli , portando avanti nel Settecento il paesaggio di tipo arcadico e le bambocciate seicentesche. Specializzandosi nel genere della bambocciata diede una svolta in direzione settecentesca a questo tipo di pittura nata un secolo prima. Come si osserva anche in questa tela, egli trascrisse il mondo degli umili con spirito giocoso e idilliaco, usando una tavolozza brillante e chiara. I suoi soggetti preferiti furono balli di contadini, tarantelle, scene d'osteria con bevitori e giocatori di carte, redigendo scene spezzate, isolate, relative ad un Eden ameno e campagnolo, senza erotismo o violenza. I villani dipinti dal Monaldi sono sempre allegri e sereni, posti all’interno di scene rurali schiette e piacevoli, costruite con piglio fresco e vivace. Pittore prolifico e famoso, Paolo Monaldi è ricordato anche dal Lanzi nella sua Storia pittorica dell’Italia (1809, II, p. 271), anche se ancora non si conoscono con precisione le date di nascita e di morte. E’ probabile che abbia avuto contatti con lo scultore romano Carlo Monaldi, accademico di San Luca nel 1730, e che comunque appartenesse ad una famiglia di artisti da generazioni. La collaborazione tra Anesi  e Monaldi è stata esaustivamente messa in luce da Busiri Vici, nel suo fondamentale Trittico paesistico romano (1976), evidenziando analogie e differenze dei due artisti che possono essere considerati a buona ragione tra i maggiori rappresentanti del genere paesaggistico-arcadico del XVIII secolo a Roma. Una delle prime prove del sodalizio artistico è documentata dalla bella Veduta del Campidoglio e di Campo Vaccino con la chiesa dei Ss. Luca e Martina (Roma, Museo di Roma di Palazzo Braschi), dove si palesa la divisione del lavoro che lasciava ad Anesi  la realizzazione dei paesaggi e delle rovine e a Monaldi il partito decorativo e il mondo dell’arcadia pastorale di cui fu il cantore per eccellenza. La tela in esame riflette in maniera paradigmatica tale ripartizione. A Paolo Anesi  ascriviamo la partitura complessiva e la realizzazione del paesaggio e delle Mura; a Paolo Monaldi le figure che popolano con calibrato equilibrio l’intera composizione, rese con vivo gusto realistico e con spiccato senso del colore. Punto di confronto formale, stilistico e cronologico del dipinto è senza dubbio l’opera di maggiore pregio realizzata in collaborazione dai due artisti, ovvero la decorazione della villa del cardinal Flavio Chigi fuori porta Salaria. Anesi  e Monaldi furono chiamati dal cardinale per decorare le pareti del “nobil casino” , acquistato per 3000 scudi nel 1763. L’opera che si componeva di quattro grandi teleri - Paesaggio con vista su Borghetto (olio su tela, cm 185x132), Paesaggio fantasioso con rovine romane e figure (olio su tela, cm 188x154), Veduta di Ariccia (olio su tela, cm 187x145), Veduta fantasiosa del Lazio con fiume e figure che danzano (olio su tela cm 186,5x144,5) – fu alienata in blocco verso il 1965; dispersa successivamente sul mercato antiquario, è apparsa recentemente in un’asta (Wannenes, Genova 16 maggio 2011, lotto 37). Il ciclo, posto al pian terreno e concluso entro il 1766, quando è documentata la visita di papa Clemente XIII, si componeva anche di alcune scene mitologiche raffiguranti il Giudizio di Paride, Diana ed Endimione, Angelica e Medoro, opera del pittore Antonio Bicchierai. Come ha giustamente messo in evidenza Busiri, a Villa Chigi mentre Paolo Anesi  conferma il suo ruolo di interprete principale della pittura di paesaggio a Roma nella seconda metà del secolo, “Paolo Monaldi si innalza a rappresentante più consono della sua epoca, proponendolo come un figurinista di buon gusto eccezionale e preannunciante i cartoni goyeschi del Prado”. La qualità formale ed estetica della presente Veduta porta a considerazioni che non si allontano molto dal giudizio espresso da Busiri sui teleri Chigi. Palmari analogie e similitudini tra personaggi, pose, stilemi fanno ipotizzare che la tela in esame sia stata eseguita proprio in quel torno di tempo, quando i due ebbero modo di collaborare più da vicino con possibili scambi di idee e delicati suggerimenti estetici. Si veda ad esempio la giovane donna con il bambino in braccio. Essa è un topos nella cultura figurativa di Paolo Monaldi. La ritroviamo nel Paesaggio fantasioso con rovine romane dove, al posto del pellegrino, un contadino offre da bere alla donna che allatta. Le figure di Monaldi trovano in testi quali il Paesaggio con giocatori di dadi o il Paesaggio con giocatori di morra (Milano, collezione privata) la principale fonte narrativa. Se villici, giocatori o il piccolo bracco popolano le opere del Monaldi, le rovine e paesaggi ameni animano le tele di Anesi . L’impianto di questa Veduta spinge ancora una volta ad un necessario confronto con il Paesaggio fantasioso con rovine romane della serie Chigi, in particolar proprio nella resa delle rovine, realizzate dall’Anesi  come una onirica visione. L’articolata sintassi che Anesi  e Monaldi sono costretti ad applicare nel ciclo Chigi, si semplifica nella presente Veduta per assecondare una partitura formale ridotta, realizzando un piccolo idillio campestre, nel quale, non lontano dall’eco del teatro popolare romano, l’arcadica visione del mondo e la serena rappresentazione della vita contadina, sta per dar vita alla più tormentata stagione del prossimo paesaggio romantico. (Consuelo Lollobrigida, 2 settembre 2011)