Pittura | Seicento | Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino | Sofonisba nuda morente | Giudizio critico


97 x 79 cm
Olio su tela
1630


Scheda opera

Descrizione opera

Sofonisba nuda morente

Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino

Il giudizio critico


1) Si approfitta dell’occasione per confermare l’opinione che fu espressa nel 1996 dal prof. Pepper che questa è un’opera autografa di Guercino  ed è probabile che si tratti dell’opera riportata anche dal biografo Carlo Cesare Malvasia (Felsina Pittrice, 1678, vol. II, pag. 367) nell’anno 1630 come una “Sofonisba per il Panino”. Sebbene il pagamento per quest’opera non appaia nel Libro dei Conti di Guercino  (iniziato nel 1629 da suo fratello Paolo Antonio Barbieri) è da supporre che il pagamento per l’opera può esser stato fatto in anticipo, nell’anno 1628 e l’opera fu effettivamente consegnata ai committenti nel 1630. Quella dei Panini era una famiglia molto importante di Cento e ben conosciuta dal Guercino  che era già stato coinvolto nella decorazione della Casa Panini nel 1615-17. Un importante fattore che ci porta a piazzare le opere attorno al 1628/30 è la forte colorazione dei panneggi. Queste regole, fuori dalle altre sue opere riguardanti lo stesso soggetto, molto più tardi, attorno al 1654 (pagamento in data 3 ottobre di quell’annocome riportata dalla recente edizione del 1997 dal Libro dei Conti, a cura di Barbara Ghelfi: cf. entrata n. 485 a pag 166 dove una nota a piè di pagina chi scrive viene citato nel riconoscimento di quella Sofonisba in una collezione privata di Roma). (Denis Mahon, 8 ottobre 1999)

 

2) Sir Denis Mahon data al 1628-30 questo dipinto che è da considerare una delle gemme della collezione. Carlo Cesare Malvasia, il biografo antico dei pittori emiliani, nel suo libro la Felsina Pittrice (1678, vol. II pag. 367) cita proprio una Sofonisba eseguita intorno al 1630 per la Casa Pannini di Cento. Mahon conferma che l’opera della collezione è proprio quella citata dal Malvasia e vi riconosce quell’inconfondibile impasto pittorico che contrappone il sensibilissimo incarnato del nudo femminile al mirabile sfondo dove il tendaggio sembra quasi confluire nel maestoso panneggio che scopre la donna. Si tratta di un vero capolavoro di maestà barocca vigilato da una mano dall’andamento solenne e possente, giustamente avvicinato dal Pepper a uno dei massimi capolavori del Guercino , la Cleopatra giacente in Palazzo Rosso a Genova. (Claudio Strinati)